TEMATICHE PRIORITARIE

(Documento aggiornato sulla base del QUESTIONARIO degli iscritti)

  1. CORRETTIVI RIORDINO – REVISIONE MODELLO ORGANIZZATIVO – SOTTOIMPIEGO QUALITATIVO DEL PERSONALE PIÙ ANZIANO, DEI GRADUATI E DEI SOTTUFFICIALI – CONNESSE ALLE CARENZE DEL SISTEMA FORMATIVO.

Si assicurerà, in tale ambito, un’idonea azione propositiva rispetto alle priorità politiche già individuate nell’Atto di indirizzo ministeriale per il 2019, concernenti:

  • La revisione del percorso di carriera e il sistema degli arruolamenti per la Truppa, per i Graduati e per i Sottufficiali che saranno in linea generale unificati, rendendo cioè possibile raggiungere i gradi e le funzioni previste per i Graduati, per i Sergenti e per i Marescialli provenendo di massima da un’esperienza iniziale nella Truppa;
  • Attribuzione ai Marescialli di compiti di maggiore responsabilità e di adeguate posizioni di impiego, in analogia a quanto previsto per il comparto sicurezza;
  • La continuazione del processo di revisione dei ruoli e delle carriere del personale militare, anche attraverso l’adozione di misure integrative e correttive al decreto legislativo 29 maggio 2017, n. 94, alla luce del rispetto dei principi di armonizzazione ed equi-ordinazione con il personale delle

Forze di polizia”.

  • la necessità di “agevolare il personale assunto a tempo determinato per una più facile collocazione nel mondo del lavoro, proprio attraverso la concreta attuazione delle procedure per il riconoscimento puntuale dei titoli e delle capacità acquisite durante il servizio e facilitando pertanto l’incontro tra l’offerta di capacità professionali con le esigenze del sistema produttivo nazionale”.

Gli intendimenti sopra delineati, evidenziano implicitamente i gravi errori commessi negli anni passati.

Percorsi di carriera non rispondenti alle esigenze militari e continue trasformazioni del modello di difesa si sono succeduti e sovrapposti in rapida successione nel tempo, acuendo in maniera drastica gli squilibri tra le esigenze organiche dei vari Enti e le caratteristiche qualitative delle risorse professionali effettivamente disponibili. Tali provvedimenti di riorganizzazione, rispondenti a modelli essenzialmente finanziari volti a ridurre le spese per il personale e ad aumentare

contestualmente quelle per l’investimento e per l’esercizio, non hanno tenuto conto dei lunghi “transitori” connessi agli iter di carriera già avviati, nonché delle dinamiche e consistenze dei reclutamenti effettuati negli anni precedenti. Conseguentemente, soprattutto per il personale non direttivo, si sono determinate condizioni di grave sottoimpiego e di preclusione a legittime

prospettive di carriera e di crescita professionale. Tale situazione foriera,in primisper i graduati eper i sottufficiali più anziani, di una crescente e profonda insoddisfazione professionale ed economica, di diffuso malcontento, di sentimenti di frustrazione e demotivazione, configura oggi un grave vulnus per la coesione interna della compagine militare.

Insieme ai provvedimenti di lungo e medio periodo, si valuta necessario e urgente il recepimento delle proposte già all’esame dell’Amministrazione della Difesa concernenti i correttivi per il riordino delle carriere stabilito con il D.lgs. n. 94/2017 volti ad assicurare la legittima progressività delle carriere attraverso i diversi ruoli; i corrispondenti adeguamenti parametrali e degli assegni funzionali che tengano, tra l’altro, debitamente conto delle funzioni direttive conferite al ruolo marescialli; la possibilità di agevolare, senza penalizzazioni pensionistiche dovute al minore montante contributivo accumulato, e su base volontaria, gli esodi anticipati dal servizio.

L’inserimento nel mercato del lavoro di quanti, in ferma, abbiano interesse a intraprendere strade professionali diverse mettendo a frutto le competenze acquisite nel corso della carriera militare

richiede inevitabilmente e con urgenza il recupero delle prerogative da parte degli Istituti e Centri di Formazione specialistici militari, concernenti il rilascio di qualifiche e titoli professionali riconosciuti e spendibili in ambito nazionale e internazionale che, insieme a forme di defiscalizzazione e sostegno alle imprese interessate, possano dare certezze di un pronto ricollocamento professionale per quanti non abbiano possibilità o intenzione di transitare in servizio permanente.

  1. MITIGAZIONE DEI DISAGI E IMPLICAZIONI CONNESSE AL PENDOLARISMO (INSUFFICIENZA DEL TRATTAMENTO ECONOMICO DI TRASFERIMENTO (L. n. 86/2001) –– CARENZA DELLE STRUTTURE ALLOGGIATIVE E DI UN ADEGUATO WELFARE MILITARE.

L’elevata mobilità a cui è assoggetto il personale militare costituisce ulteriore fattore di criticità e di

grave disagio. La mobilità incide sensibilmente sulla vita personale, laddove i cambi di sede con famiglia al seguito richiedono spesso per gli interessati di dover sostenere autonomamente parte

degli oneri connessi al pagamento degli affitti, a causa dell’insufficienza del trattamento economico di trasferimento (L. n. 86/2001) e della contestuale continua crescita dei prezzi di mercato.

La limitata disponibilità di alloggi di servizio presso le varie sedi e la provenienza dei militari in larga percentuale da regioni diverse, per lo più ubicate nelle aree centro – meridionali, impongono, tra

l’altro, il frequente ricorso al “pendolarismo”, quale alternativa a onerosi sforzi economici per il pagamento dei canoni di locazione che incidono sensibilmente sui bilanci familiari e sulla qualità della vita.

La condizione del personale militare, come si legge nelle linee di indirizzo del Ministero della

Difesa, “sarà oggetto di massima attenzione” e in tale quadro, tra gli obiettivi posti dallo stesso

Dicastero, viene prevista, oltretutto, “la tutela dei rapporti familiari e della condizione genitoriale

  • favorendo per quanto possibile i relativi ricongiungimenti, ovvero sviluppando politiche di inserimento sociale e lavorativo a favore dei componenti il nucleo familiare – e per continuare a

salvaguardare la salute e la sicurezza del personale … ”. Viene, altresì,enunciato l’intendimento diprocedere “alla rimodulazione dei i fondi destinati alla L. 86/2001 in merito alle indennità di trasferimento, inserendo una indennità di posizione geografica, parametrata, in regime di trattamento accessorio, differenziata a seconda delle sedi di servizio per il militare che movimenti il nucleo familiare”.

Tali orientamenti, rispetto ai quali si può indiscutibilmente constatare ogni migliore intenzione e predisposizione nei confronti delle problematiche del personale, richiedono tuttavia il reperimento urgente di adeguate risorse finanziarie nonché l’elaborazione di un documento programmatico

pluriennale dedicato, attraverso il quale possano essere puntualmente e annualmente rilevati i progetti concretamente attuati o in programmazione nello specifico settore, i quali dovrebbero in ogni caso assicurare:

  • attività di supporto e orientamento per i militari e per le rispettive famiglie trasferite in nuove sedi (servizi di accoglienza, pratiche scolastiche e familiari, alloggi, case in locazione, etc.), nonché servizi di “monitoraggio” e di sostegno al personale in difficoltà a causa di problematiche sanitarie, familiari, economiche o di altra natura;
  • oltre all’alienazione degli alloggi non più funzionali alle esigenze delle Forze Armate ai fini del recupero di risorse da destinare alla manutenzione/realizzazione di alloggi di servizio residuali, la realizzazione di alloggi di servizio da destinare alla specifica esigenza di coloro che prestano servizio “fuori sede” e la cui famiglia risiede in una località differente;
  • il maggiore sviluppo, attraverso l’impiego dei terreni demaniali disponibili, di piani di costruzione di alloggi a riscatto in project financing, attraverso cooperative edilizie ovvero perseguendo ulteriori soluzioni innovative, ovvero eventualmente con formula di locazione a termine, in conto mutuo sulla successiva vendita (rent to buy);
  • la programmazione di ulteriori interventi volti a favorire la realizzazione presso le principali sedi di Organismi di protezione sociale e foresterie dedicati prevalentemente ai graduati in servizio permanente;
  • la stipula di idonee convenzioni ovvero la realizzazione in numero sufficiente di asili nido in prossimità delle sedi di servizio.
  1. MIGLIORAMENTO DELLE CONDIZIONI DI TRATTAMENTO ECONOMICO ACCESSORIO RIFERITO A STRAORDINARI, CFI E FONDO EFFICIENZA, INDENNITÀ COMPENSATIVE RELATIVE AD ATTIVITÀ USURANTI E PERICOLOSE.

La progressiva internalizzazione dei servizi logistici e la contrazione dei volumi organici che hanno interessato negli anni le Forze Armate, impongono sistematicamente lo svolgimento di attività in eccedenza all’orario di servizio al fine di fronteggiare le molteplici esigenze istituzionali.

L’istituto dello straordinario, insieme a quelli previsti per altre tipologie di attività (addestrative, operative, di guardia ecc.), richiede una complessiva rivisitazione che riconosca integralmente e

proporzionalmente la totale disponibilità al servizio di quanti con abnegazione e sacrificio assicurano i servizi e le attività in vari contesti lavorativi, sopperendo frequentemente alle carenze organiche e organizzative con un assiduo impegno personale che ha, spesso, significativi riflessi anche sulla sfera personale e familiare.

La sistematica insufficienza di risorse sui pertinenti capitoli di spesa nonché il riconoscimento di talune attività solo in misura forfettaria, tradisce e mortifica l’operato di quanti con spirito di sacrificio e continua dedizione garantiscono giornalmente l’efficienza e l’operatività del Comparto Difesa e Sicurezza.

Analogamente costituiscono causa di diffusa insoddisfazione e demotivazione l’inadeguatezza delle indennità compensative riferite ad attività usuranti e pericolose, le quali non consentono di riconoscere dovutamente il maggiore disagio e il più intenso impegno di quanti sono chiamati ad operare con particolare specializzazione e abilità, in contesti di peculiare complessità.

  1. SICUREZZA NEI LUOGHI DI LAVORO E TUTELA SALUTE DEI MILITARI

La complessità delle attività militari, i mezzi utilizzati, i fattori ambientali richiedono un continuo monitoraggio in merito alle criticità e all’applicazione nei vari contesti lavorativi delle norme di legge, stabilite dal Decreto Legislativo 9 aprile 2008, n. 81, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. Insieme all’informazione continua e alla necessità di una evoluzione culturale, anche in questo caso l’indisponibilità di risorse economiche è spesso causa di ritardi nelle attività di prevenzione, adeguamento ed eliminazione dei rischi.

Nel corso degli anni, l’impiego di uranio impoverito, la massiccia presenza di amianto sui mezzi militari e l’esposizione ai campi elettromagnetici o l’utilizzo di altri materiali nocivi, hanno certamente prodotto danni gravi e irreversibili a fronte dei quali le Commissioni di inchiesta istituite anche a livello parlamentare non sono state in grado di stabilire un incontrovertibile nesso di causalità tra l’impiego dei materiali in questione e le patologie riscontrate, ai fini del riconoscimento di congrui indennizzi a favore dei familiari delle vittime o degli stessi militari colpiti. A tale riguardo, saranno seguite con attenzione le iniziative avviate recentemente dal Ministero della Difesa, volte a delineare una previsione normativa che possa dare risposta a tutte le vittime militari colpite da patologie correlate all’esposizione o all’impiego di materiali nocivi, per cause di servizio.

In attesa di futuri sviluppi, l’USMIA, pur con i limiti posti della legislazione vigente, valuterà la possibilità di attivare apposita convenzione a beneficio di quanti intendessero far verificare la propria situazione, avvalendosi di professionisti del settore i quali potranno effettuare uno studio di fattibilità (medico-legale/legale) dei casi specifici, a titolo completamente gratuito, ai fini dell’applicazione della legge n. 266/2005 concernente le vittime del dovere e i soggetti a esse equiparati, alla luce della più recente evoluzione giurisprudenziale in materia.

  1. PREVIDENZA COMPLEMENTARE

La legge 8 agosto 1995, n. 335, concernente la: «Riforma del sistema pensionistico obbligatorio e complementare» (“riforma Dini”), aveva stabilito la rideterminazione del sistema di calcolo pensionistico dal modello “retributivo” a quello “contributivo”.

Al fine di poter comunque garantire, al termine della vita lavorativa, pensioni che potessero assicurare il mantenimento di un dignitoso tenore di vita, la legge “Dini” aveva previsto l’istituzione del c.d. secondo pilastro, inteso come previdenza complementare realizzata attraverso l’istituzione di fondi “negoziali” (o “chiusi” e cioè delimitati ad un particolare ambito di lavoratori) che avrebbe dovuto integrare la pensione erogata dall’organismo di previdenza pubblica obbligatoria (c.d. primo pilastro).

A distanza di oltre 20 anni, a differenza di quanto avvenuto per altri settori della pubblica amministrazione (e.g. Fondi Perseo, Sirio ed Espero), e nonostante i molteplici tentativi1 susseguitisi nel corso del tempo, per il comparto difesa e sicurezza la previdenza complementare non è stata attivata.

Il personale delle Forze armate e delle Forze di polizia arruolati dai primi anni ’80 in poi (assoggettato al sistema misto non avendo maturato 18 anni contributivi alla data del 31.12.1995) subisce, pertanto, più degli altri lavoratori, notevoli penalizzazioni. Ancor più critica risulterà, in tale quadro (in mancanza del secondo “pilastro”), la situazione di quanti sono stati arruolati a partire dall’1.1.1996 e che saranno tra alcuni anni assoggettati, in mancanza di adeguati e urgenti interventi correttivi, a un sistema pensionistico interamente contributivo, con la conseguente corresponsione di assegni previdenziali esigui e non certamente commisurati a una vita lavorativa usurante e disagiata.

Tale situazione richiede urgenti interventi legislativi che possano prevenire, per tempo, il forte disagio di coloro che ricadendo nel sistema contributivo godranno di un trattamento pensionistico insufficiente, soprattutto se proverranno dai ruoli a cui sono corrisposte le retribuzioni più basse.

  1. Varie sono state, nel corso degli anni, le disposizioni in materia, quali l’art. 26, comma 20, della legge 23 dicembre 1998, n. 448, l’art. 67 del decreto

del Presidente della Repubblica 16 marzo 1999, n. 254, il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 20 dicembre 1999 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 111 del 15 maggio 2000), l’art. 3 del decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252, e il decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214.

Inoltre, a seguito delle sentenze 21 marzo 2013, n. 2907/2013 e n. 2908/2013 pronunciate dalla sezione I bis del TAR per il Lazio, i ricorrenti (militari delle forze armate, inclusa l’Arma dei Carabinieri) avevano inizialmente ottenuto il riconoscimento dell’obbligo per le amministrazioni di concludere, mediante l’emanazione di un provvedimento, il procedimento amministrativo concernente l’immissione della previdenza complementare. Lo stesso TAR del Lazio, dopo la nomina di un commissario ad acta, aveva poi risolto la questione dibattuta sulla sussistenza di un interesse concreto, attuale e direttamente tutelabile all’avvio e alla conclusione dei procedimenti negoziali da parte dei dipendenti pubblici che ne sono destinatari, riconoscendo la legittimazione in via esclusiva soltanto degli Organismi esponenziali di interessi collettivi chiamati a partecipare ai predetti procedimenti negoziali. Pertanto, il Giudice Amministrativo ha ritenuto di poter individuare a carico del commissario ad acta “soltanto un onere minimo indispensabile che è quello di attivare i procedimenti negoziali interessando allo scopo le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative ed i Consigli Centrali di Rappresentanza, senza tralasciare di diffidare il Ministro della Pubblica Amministrazione e la Semplificazione ad avviare le procedure di concertazione/contrattazione per l’intero Comparto Difesa e Sicurezza”. Ad oggi, tuttavia, nessuna iniziativa risulta essere stata concretamente intrapresa per risolvere definitivamente la questione e soddisfare le aspettative del personale.

Al tempo stesso dovrà, con immediatezza, essere compensato il progressivo depauperamento dell’assegno pensionistico di coloro che, pur usufruendo di un sistema di calcolo misto, percepiranno un assegno più basso e in progressiva riduzione, in ragione del graduale abbassamento, di anno in anno, dell’aliquota di rendimento complessiva, correlata alla residuale quota retributiva. In tale quadro, nelle more dell’auspicata attivazione della previdenza complementare, appare necessario che venga attribuita, a partire dalle anzianità contributive maturate sin dal 1.1.1996, una quota incrementale dei coefficienti di trasformazione impiegati per il personale del Comparto Difesa e Sicurezza, che tenga conto dell’esigenza di dover colmare il deficit sino ad oggi accumulato.