I soggetti affetti da gravi infermità o patologie, in servizio e/o con trascorsi nelle forze armate e nei corpi ad esse assimilate, ed i loro congiunti, possono richiedere l’accertamento dello status di Vittime del Dovere e dei relativi benefici economici e assistenziali.

La previsione di legge.

L’articolo 1, comma 563 della legge 266/05, definisce Vittime del dovere i deceduti o rimasti invalidi permanenti “in attività di servizio o nell’espletamento di funzioni d’istituto per effetto diretto di lesioni riportate in conseguenza di eventi verificatisi:

  1. nel contrasto ad ogni tipo di criminalità;
  2. nello svolgimento di servizi di ordine pubblico;
  3. nella vigilanza ad infrastrutture civili e militari;
  4. in operazioni di soccorso;
  5. in attività di tutela della pubblica incolumità;
  6. a causa di azioni recate nei loro confronti in contesti di impiego internazionale non aventi, necessariamente, caratteri di ostilità”.

L’orientamento della giurisprudenza.

La costante giurisprudenza della Suprema Corte di Cassazione afferma che la norma delinea chiaramente soggetti e fattispecie cui spettano i benefici. In altre parole, accertato il collegamento diretto tra l’invalidità o il decesso con una delle sei ipotesi di servizio previste alle lettere da a) a f) del comma 563, il Ministero deve riconoscere lo status di Vittima del dovere, anche a coloro che hanno subito un’infermità nello svolgimento delle proprie mansioni, e dunque anche nell’espletamento di un’attività del tutto ordinaria, erogando ogni conseguente beneficio all’invalido o ai familiari superstiti.

I soggetti equiparati alle vittime del dovere.

L’articolo 1, comma 564 della legge 266/05 prevede espressamente che  “sono equiparati ai soggetti di cui al comma 563 (leggasi: Vittime del dovere) coloro che abbiano contratto infermità permanentemente invalidanti o alle quali consegua il decesso, in occasione o a seguito di missioni di qualunque natura, effettuate dentro e fuori dai confini nazionali e che siano riconosciute dipendenti da causa di servizio per le particolari condizioni ambientali od operative”.

La “missione” di cui parla il suddetto comma deve essere comunque esplicazione di un “dovere” cui fa riferimento la stessa norma. Poiché il concetto di missione, in conformità al consolidato orientamento espresso dalla Suprema Corte, corrisponde al più generale significato di mansione, e dunque di espletamento di un’attività del tutto ordinaria, tanto sarà sufficiente per far maturare il diritto ai benefici propri delle vittime del dovere a coloro che hanno già avuto il riconoscimento della causa di servizio, purché si dimostri che le menomazioni subite siano riconducibili ai maggiori pericoli derivanti dalle particolari condizioni ambientali od operative che hanno caratterizzato il contesto in cui tali soggetti sono stati chiamati ad agire

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